Sviluppo, progetti e competenze: una (modesta) riflessione sulla comunicazione dei Beni Culturali

letto 1140 voltepubblicato il 05/02/2017 - 02:20 nel blog di Gianluca Passaro

Socialize Cultural Heritage!

Ho pubblicato in settimana , prendendo spunto da due notizie e provando a mettere insieme un po' di esperienze sul tema. Le notizie sono quelle che riguardano le recenti iniziative di due tra le principali Istituzioni, ovvero "attrattori", culturali nazionali come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (ora in acronimo MANN...) e la Reggia di Caserta. Nel constesto la mia provocazione era rivolta agli operatori di mercato: esistono infrastrutture e oggetti di comunicazione che, allo stato, sembrano ampiamente sottoutilizzati rispetto al potenziale di sviluppo, anche economico, che potrebbero generare. Nel mio articolo cito almeno . E dunque la mia provocazione agli operatori del mercato della comunicazione - generalmente attivissimi e sapienti nell'offrire supporto a qualsiasi settore produttivo di beni e servizi, per non citare la messe di APP e start-APP... più o meno utili alla qualità della vita e del lavoro - era anche un invito alla sperimentazione di nuove possibilità: possibilità di comunicazione del bene culturale ma, soprattutto, ricerca di nuovi modelli di collaborazione con l'ordinamento istituzionale, non necessariamente limitato alle Istituzioni culturali (ma esteso, per intenderci, alle Amministrazioni territoriali che al patrimonio culturale fanno da "contenitore"). In definitiva, un invito alla sperimentazione ed allo sviluppo di capacità professionali in grado di creare davvero innovazione - e, dunque, di generare cambiamento nella comunicazione del patrimonio culturale e territoriale. Esistono iniziative private, anche di grandi gruppi internazionali, che hanno creato piattaforme di commercio elettronico (il cui motore è, appunto, la comunicazione digitale nella forma del web marketing) per la vendita di servizi al turismo culturale. E mi chiedo perché in questo spazio non possano giocare un ruolo importante direttamente le Istituzioni culturali, e territoriali, che presidiano i contenuti di una potenziale filiera economica.

Credo che il tema possa entrare di diritto tanto nella dimensione della Agenda Digitale (perché il fronte della comunicazione digitale è parte delle innovazioni di processo che dell'Agenda Digitale caratterizzano premesse e finalità) quanto, e in maniera non ancillare o solo strumentale, nell'esercizio delle politiche per lo Sviluppo Locale

In questo contesto trovo utile (giudicherà chi legge) estendere la provocazione a chi sulle politiche di Agenda Digitale e/o di Sviluppo Locale è impegnato o voglia impegnarsi.

Cambiare il paradigma della comunicazione, dell'accesso e dell'esperienza del patrimonio culturale e territoriale con la leva dell'innovazione digitale può voler dire due cose:

  • investire sul cambiamento delle competenze nella comunicazione,
  • ed esercitare le capacità (vogliamo chiamarle "tecnicalità"?) proprie di chi governa ed amministra un territorio.

Si tratta, evidentemente, di due profili complementari.

Il primo riguarda la consapevolezza sugli strumenti, le dinamiche ed il mercato della comunicazione, e riguarda la capacità di valutare questi elementi. Investire, anche in termini di formazione, su conoscenze e competenze strategiche piuttosto che operative. In altre parole, su "cosa è" la comunicazione digitale prima ancora che su "come si fa" comunicazione digitale: c'è chi, per mestiere, quelle competenze operative deve averle, e venderle; e c'è chi, quelle competenze deve conoscerle con lo scopo di saperle attirare ed attuare nel contesto, il che può ragionevolmente dirsi prioritario nel "mestiere" della Pubblica Amministrazione, che sia a governo e presidio di un bene culturale o di un territorio. Per fare un esempio molto concreto: se sto progettando una iniziativa innovativa per lo sviluppo del mio territorio fondata su uno o più attrattori culturali e non ho consapevolezza del mercato della comunicazione e dei suoi strumenti, come posso pianificare una spesa strategica per il mio piano o il mio progetto? Delle due l'una: o la spesa non sarà strategica; o, peggio, quella spesa finirà per essere autoreferenziale. In entrambi i casi finirò per non fare innovazione nel senso del cambiamento che potrebbe produrre, e cioé, in definitiva, nel senso degli effetti che mi interessa produrre. Allora per il mio obiettivo mi serviranno più competenze per governare la comunicazione o per fare comunicazione? Mi serve di più sapere "come è fatta" e di "cosa è fatta" la comunicazione digitale, o "saper usare" gli strumenti della comunicazione digitale?

Il secondo profilo, come detto, riguarda l'esercizio delle capacità proprie dell'azione amministrativa. E, posto che la "comunicazione" non è un progetto, sono le capacità dell'agire amministrativo che in un piano o per un progetto di comunicazione del territorio e del suo patrimonio culturale possono creare, anche nella accezione strettamente economica, il valore aggiunto. Esercitare queste capacità, o se si preferisce tecnicalità, dal punto di vista dell'Istituzione e della sua catena del valore significa passare da una visione, alla strategia, alla attuazione. Fin qui nulla di nuovo. La novità la troviamo tornando alla  provocazione originaria, la ricerca di nuovi modelli di collaborazione tra Istituzioni ed operatori della comunicazione. Posso esprimere la mia capacità amministrativa programmando di recuperare risorse economiche da altre Istituzioni o iniziative di finanziamento (quindi inizio a lavorare per un progetto che mi porta risorse e dovrò poi lavorare a progettare i servizi da mettere a gara). Ma se le risorse provenissero direttamente dagli operatori di mercato? Se cioé mettessi le tecnicalità dell'agire amministrativo al servizio di una "Agenda" anche per la comunicazione del patrimonio culturale e territoriale? Si tratterebbe di creare le condizioni per cui un operatore di mercato possa trovare economicamente interessante essere parte attiva di quella Agenda, investendoci risorse proprie per un proprio, legittimo, ritorno economico. Sul piano concreto, e valorizzando grazie alle competenze dell'agire amministrativo le opportunità del perimetro normativo, questo può voler dire sia creare le condizioni per coinvolgere gli operatori di mercato ed il loro know-how nella progettazione di piani ed iniziative, sia - e ancora di più - offrire agli operatori di mercato opportunità di investimento a valere sulle proprie competenze.

Ecco allora che l'invito a "socializzare" il patrimonio culturale (e territoriale) si tradurrebbe forse in una prospettiva più concreta della condivisione di post, like, tweet et similia.