Un Ferragosto, quello del 2018, di serie riflessioni.

letto 1071 voltepubblicato il 15/08/2018 - 15:33 nel blog di Giovanni Pizzocchia

Ferragosto di riflessioni.
È Ferragosto, vorremmo essere allegri, parlare di vacanze, essere solari. Purtroppo la realtà ci dice che è tempo di serie riflessioni. La luttuosa tragedia di Genova, con il crollo del Ponte Morandi, segna un capolinea. Il mitico boom economico industriale degli anni '60, di cui tutti siamo rimasti affascinati, è seppellito, ha esaurito il suo ciclo e con esso abbiamo il degrado delle infrastrutture. Del mitico triangolo industriale: Milano, Torino, Genova, meta e speranza dell'emigrazione meridionale che ha segnato il passaggio da un'Italia contadina a quella industriale, non resta che qualche misero segmento. Del resto l'economista Schumpeter ne aveva già parlato di tali cicli, di morte e rigenerazione. Non comprendere i tempi in cui si vive è un grave errore, come evidenziava Gramsci. Prendiamo atto che stiamo vivendo un'altra era. Chi l'ha chiamata post industriale, chi post moderna, chi più avveduto: era digitale. Un'era in cui grazie al digitale, bisogna ridurre la mobilità su gomma, utilizzando, ove possibile, il web, la comunicazione a distanza, pensando globalmente e agendo localmente, con vantaggi sia sul fronte dell'inquinamento, sia per la sicurezza. Pensare a nuove soluzioni. Nonostante facciano più impressione emotiva i 309 morti del sisma aquilano, rispetto ai 4 mila annui per incidenti stradali. Favorire i consumi a chilometri zero, rispettare l'ambiente. Insomma adeguarsi ai tempi che cambiano, poiché la sicurezza come ricorda la piramide di Maslow è basilare. Senza sicurezza crolla tutto il sistema, dal turismo al commercio, alle relazioni sociali... C'è molto da lavorare: dal degrado alla rigenerazione...

English version.

Ferragosto of reflections.
It's Ferragosto, we would like to be happy, talk about holidays, be sunny. Unfortunately, reality tells us that it is time for serious reflections. The tragic tragedy of Genoa, with the collapse of the Morandi Bridge, marks a terminus. The mythical industrial economic boom of the 60s, which we all have been fascinated by, is buried, has run out of its cycle and with it we have the degradation of infrastructure. Of the mythical industrial triangle: Milan, Turin, Genoa, destination and hope of the southern emigration that marked the transition from a peasant Italy to the industrial one, only a few poor segments remain. After all, economist Schumpeter had already spoken about these cycles of death and regeneration. Not understanding the times in which we live is a serious mistake, as Gramsci pointed out. We note that we are living another era. Who called it post industrial, who post modern, who is more circumspect: it was digital. An era in which, thanks to digital, we need to reduce road mobility, using, wherever possible, the web, distance communication, globally thinking and acting locally, with advantages both on the pollution front and for safety. Think of new solutions. Despite the emotional impact of the 309 deaths of the Aquila quake, compared to 4 thousand per year for road accidents. Promote consumption at zero kilometers, respect the environment. In short, adapting to changing times, because security, as the Maslow pyramid recalls, is basic. Without security the whole system collapses, from tourism to commerce, to social relations ... There is a lot to work on: from degradation to regeneration ...