Imparare dai disastri (Ponte Morandi di #Genova docet) per essere #resilienti.

letto 911 voltepubblicato il 16/08/2018 - 09:08 nel blog di Giovanni Pizzocchia

Imparare dai disastri (Ponte Morandi di  docet) per essere . "Rigenerare dal degrado", dovrebbe essere una delle parole d'ordine per la nostra era digitale. Il Politecnico di Milano, Dipartimento Architettura, vi sta già lavorando da anni con i propri architetti, impegnati nella specialistica. Ne ho testimonianza diretta, grazie alla docente Emilia Corradi, che mi ha coinvolto quando cercava un supporto in Abruzzo per un progetto di recupero delle stazioni ferroviarie impresenziate nella tratta Sulmona_L'Aquila. Finimmo alla Biennale di Venezia, nell'Arsenale, un'area anch'essa rigenerata ed utilizzata per convegnistica ecc...; mi invitarono ad intervenire come testimonianza, come area pilota montana, insieme a quella costiera di Imperia, per parlare di rigenerazione economica di aree degradate. 

Nell'A.A. successivo il progetto si è spostato sulla stazione di Introdacqua, della tratta Sulmona_Carpinone_Isernia, di cui ne è stato pubblicato un volume con la Maggioli Editori. Ringrazio la professoressa Corradi per l'opportunità che mi ha concesso e per la citazione insieme all'amico e collega pubblicista di Sulmona Rino Di Fonzo, già amministratore comunale e già collaboratore di alcune testate giornalistiche.

Una comunità sana, resiliente, nei disastri diventa più solidale, soffre per le vittime, cerca prima di tutto di capire le cause per possibili soluzioni future, evidenziando così, certo, anche le responsabilità. In una comunità poco intelligente ci si becca come stupide galline, non si pone la giusta attenzione per capire le cause, si parla solo e soprattutto di colpe (il modo peggiore di recepire la cultura cattolica) e si persevera negli errori.

 

Learning from disasters (Ponte Morandi of docet) to be . "Regenerate from degradation" should be one of the watchwords for our digital age. The Polytechnic of Milan, Department of Architecture, has been working for years with its own architects, engaged in specialist. I have direct testimony, thanks to the teacher Emilia Corradi, who involved me when she was looking for a support in Abruzzo for a project for the recovery of the railway stations that were unresponsive in the Sulmona_L'Aquila route. We ended up at the Venice Biennale, in the Arsenale, an area also regenerated and used for conferences, etc ...; they invited me to intervene as a witness, as a mountain pilot area, together with the coastal area of ​​Imperia, to talk about the economic regeneration of degraded areas. ...

In the academic year. Later the project moved to the Introdacqua station, on the Sulmona_Carpinone_Isernia section, of which a volume was published with Maggioli Editori. I thank Professor Corradi for the opportunity she gave me and for the summons together with the friend and fellow publicist of Sulmona Rino Di Fonzo, former city administrator and former collaborator of some newspapers.