Trova da solo il lavoro dei tuoi sogni

Find yourself a Missisipi Dream Job, trova da solo il lavoro dei tuoi sogni: suona piu o meno così la traduzione dell’incoraggiante esortazione che si legge sulla home page della piattaforma Work on force, messa a disposizione dallo Stato del Mississipi per favorire l’incrocio domanda /offerta di lavoro.
Perché improvvisamente ci interessiamo della piattaforma Work on force statunitense, dopo vent’anni di visite di studio a Parigi, Amsterdam e Norimberga e vari tentativi di emulazione dei Servizi per il Lavoro francesi, tedeschi e olandesi, è presto detto: le ultime notizie dal Ministero del Lavoro segnalano come provenienti dal Mississipi esperti e strumenti che potrebbero contribuire all’annunciata riforma dei Centri per l’Impiego.
E allora, con il vantaggio della rete, provo a sperimentare come si cerca il lavoro dei propri sogni in Mississipi.
La piattaforma è di facile e intuitivo utilizzo. Attraverso due diversi canali consente di inserire e cercare offerte di lavoro: qualificate all’indirizzo oppure generiche all’indirizzo .
Procedo con una serie di ricerche per profili e in nessun caso il risultato è not found, non trovato. I risultati sono numerosi, aggiornati e spesso ampliati con annunci che, pur non riportando l’esatta dicitura del profilo inserito, ampliano al significato semantico di quanto richiesto. La piattaforma non si fa trovare impreparata neppure quando la metto alla prova digitando profili per i quali solitamente è improbabile la pubblicazione di vacancies online: giornalista, ricercatore di storia sociale persino esperto di metodologie per l’inserimento al lavoro.
In sintesi, la piattaforma sembra utile. Più che per i tanti ulteriori accessori utilizzabili (ad es.trend occupazionali fino al 2024 del profilo richiesto) per l’ampia e diversificata presenza di richieste di profili inserite dai datori di lavoro.
Ed è probabilmente questa ampia e diversificata presenza di vacancies la differenza più evidente con le tante piattaforme nazionali e regionali di incrocio domanda/offerta di lavoro che pure già esistono in Italia.
Vari elementi, ad oggi, nel nostro Paese, impediscono di sfruttare appieno le potenzialità della rivoluzione digitale e dei sistemi informativi, due condizioni soprattutto: i soggetti coinvolti devono saper usare la strumentazione e devono parlare lo stesso linguaggio - che vuol dire, quindi, non soltanto sistemi interoperabili ma, dietro ai sistemi, persone che attribuiscano lo stesso valore semantico alle informazioni e ai dati inseriti.
Questo richiama la necessità di colmare il gap digitale - che coinvolge allo stesso modo piccole imprese, pubbliche amministrazioni e lavoratori – ma anche l’esigenza di rendere dialoganti i sistemi informativi individuando metodi di codifica per le informazioni. Tutti gli operatori dei Servizi per il Lavoro sanno che, al momento di effettuare un incrocio domanda offerta, è necessario procedere alla decodifica di elementi espressi con linguaggi diversi: esigenze delle aziende che rilevano fabbisogni spesso in termini di mansioni e di fasi dei processi di lavoro; attestati degli istituti formazione che sono tarati sul valore legale del titolo di studio o della qualifica; competenze dei lavoratori che esprimono aspirazioni ed esperienze. Il tutto da incrociare con comunicazioni obbligatorie e codici istat, declaratorie da contratti nazionali e aziendali, e, non ultime, nuove professioni espresse da competenze multiple e termini inglesi talvolta arbitrariamente individuati in assenza di mappature e repertori omogenei.
Se l’ipotesi è di affrettare la trasmigrazione sul web per costringere il sistema ad adeguarsi, non si può non tener conto che, anche al di la delle considerazioni sulla necessità di non ampliare l’analfabetismo digitale che tiene ancora lontani tanti cittadini dai servizi online, si rischia cosi di mettere in piedi un sistema che per anni ancora sconterà ritardi ed inefficenze. Questo richiama quindi la necessità di pianificare campagne di alfabetizzazione informatica, di potenziamento delle competenze trasversali, di omogenizzazione di linguaggi anche per accompagnare la digitalizzazione dei servizi che non è la semplice trasposizione in rete di ciò che era su carta, producendo cosi, inoltre, occupazione di qualità.
Senza tralasciare l’elemento principale dal quale si era partiti, la necessità di popolare le piattaforme con offerte di lavoro. In assenza dell’opportunità di sancire per decreto l’obbligo per i datori di lavoro di pubblicare in chiaro in piattaforma i loro fabbisogni, utile sarebbe, probabilmente, individuare eventualmente meccanismi premiali per favorirli.