Focus tematico: Intermediari della Conoscenza.

letto 1780 voltepubblicato il 22/07/2013 - 14:57 nel forum Forum generale, in Strategia Innovazione Sicilia

Il 29 maggio si è svolto, presso il dipartimento di attività Produttive della regione Siciliana, il focus tematico su “domanda ed offerta di innovazione nella prospettiva della smart specialisation. Il ruolo degli intermediari della conoscenza.”

L’obiettivo principale del focus era di esaminare i modelli di aggregazione finalizzati alla creazione o alla trasmissione di innovazione, e in particolare il modello dei Distretti. Si è pensato di organizzare il focus come una tavola rotonda di soggetti rappresentativi, guidata da un esperto tematico grazie al supporto di una presentazione strutturata con domande.

Prendi parte alla discussione e commenta il report in allegato.

10 commenti

stefano fricano

stefano fricano05/08/2013 - 17:22 (aggiornato 05/08/2013 - 17:22)

Concordo con te Carlo sulla valutazione dei DAT sebbene abbia ragione Jesse nell'imputare moti dei ritardi a cause amministrative e un iter burocratico che sembrava non avere fine. Giusto ricordare che solo nel 2012 si siano conclusi molti degli iter di accreditamento dei progetti dei vari DAT che sono forse "vecchi" di 5 anni adesso e hanno perso molta della loro efficacia innovovativa. Adesso che è tempo di agire sarà interessante misurare i DAT sui progetti e su come verranno messi in campo, se sapranno coinvolgere gli imprenditori e la struttura industriale e artigianale regionale e se riusciranno a portare veramente un contributo positivo o saranno l'ennesima forma di "orticello" di pochi ben recintato e protetto dalla fame di risorse disponibili. Non solo....temo che lo stesso possa essere esteso anche alle new-entry e ai distretti produttivi che troppo agiscono in solutidine. Cooperare spesso significa trasparenza e temo che sia ormai scaduto il tempo di chiudere alla vista progetti e attività.....è tempo di rendere disponibili informazioni e avanzamenti dei progetti anche attarverso delle sessioni di confronto sotto forma di workshop o seminari in cui ognuno esponga e gli altri colgano criticità e potenzialità condividendo spunti e proposte.

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano05/08/2013 - 15:06 (aggiornato 05/08/2013 - 15:06)

Jesse,

sono d'accordo sul valore potenziale dei DAT, ma dobbiamo essere realisti, e sono quel che sono.

La mia personale opinione è che bisogna distingure tra imprenditore e manager; la tendenza è qualle di scambiare il ruolo del manager della grande industria, ovviamente tutte al di fuori della Sicilia, per l'imprenditoria locale, che a mio avviso, è altra cosa, anche perchè rischia in prima persona.

Attualmente i DAT sono programmati con la governance in mano a soggetti pubblici e amministratori delegati manager di grande industrie; olter ai DAT, la collaborazione tra le GI e gli EPR ed Università, che risultati ha dato?

Vogliamo prendere in considerazione gli imprenditori regionali? cioè quelli che hanno sede legale in Sicilia, non solo sede operativa, quantomeno dar loro rappresentanza.

Ricordo bene che nei DAT esistenti c'era una quota in capo alla Regione, che fine ha fatto? si era sempre detto che tale quota avrebbe dovuto essere a servizio degli imprenditori locali, anche se rappresentati da un dirigente dell'Assessorato, è mai stato così.

Questo è il punto che pongo, bene al posizionamento dei DAT, che è del tutto auspicabile anche in fase di valutazione dei progetti (ricordo che sono tutti organizzati anche con un comitato scientifico) purchè concordiamo una new deal degli stessi.

Carlo  

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano05/08/2013 - 08:34 (aggiornato 05/08/2013 - 08:34)

l'intervento di Fabio Montagnino evidenzia il ruolo dei DAT.

Ricordo ce ne sono già 3 operativi dal 2008 ed altri nel 2012, ma è mia opinione che, fin ora, non hanno avuto il ruolo atteso, basta vedere i bilanci per rendersi conto che sono strutture in "attesa", cioè non svolgono il ruolo di promotori dell'innovazione sul territorio.

Bisognerebbe riorganizzare il ruolo di tali soggetti nell'ottica suggerita, cioè anche di portatori d'interesse a livello Nazionale e Comunitario.

 

Fabio Montagnino

Fabio Montagnino04/08/2013 - 21:53 (aggiornato 04/08/2013 - 21:52)

Carissimi, un paio di commenti sulle vostre note e una nuova riflessione:

  • penso che la centralità assunta dalle sfide sociali nelle nuova programmazione non sia un semplice "giramento di frittata". A me piace molto il fatto che l'innovazione tecnologica e industriale sia trainata dalle sfide sociali. Non vedo la contraddizione con le sfide industriali, se queste ultime sono considerate strumentali per raggiungere gli obiettivi sociali (p.es. se vuoi muovere le persone e le cose senza inquinare, devi sviluppare macchine elettriche, a idrogeno, etc.). Naturalmente il modello è più complesso, e per essere efficace richiede l'impostazione di una metrica precisa e di un sistema di governo che guardi meno alla forma e più alla sostanza dei risultati. In questa ottica ho trovato interessante il modello adottato dal programma ENPI CBC MED in cui ogni progetto deve indicare la quota di contribuzione agli obiettivi quantitativi definiti nei ToR del programma.
  • spero molto che vengano adottate a livello di SRI alcune delle innovazioni in termini di flessibilità e semplicità che stano passando in H2020. l'adozione del sistema a tempi certi e finestre definite, già caratteristico dei FP, sarebbe in Sicilia un cambiamento determininante rispetto a quanto abbiamo sperimentato in questi anni.
  • gli strumenti di raccordo proposti nei vostri commenti mi sembrano interessanti. Partirei da una presenza massiccia e strategica negli ERA-NET, integrandola con fondi di twinning e di associating per specifici progetti di interesse (come proposto da Jesse).

Vorrei, inoltre, evidenziare quanto sia di fondamentale importanza il sostegno della presenza dei DAT nelle piattaforme nazionali e, soprattutto, in quelle europee. Senza questo raccordo i DAT perdono gran parte del loro significato e della loro missione. Questo processo andrebbe razionalizzato e visto in un ottica di incremento del peso nazionale nei tavoli decisionali delle ETP, che rappresentano anche luoghi ideali per generare interesse verso il sistema regionale dell'innovazione da parte di investitori industriali. Sarebbe opportuna quindi una regia politico-istituzionale a sostegno (e di stimolo) delle iniziative dei singoli DAT. 

Vi allego il WP sulle ETP 2020, penso che anche questo tema possa trovare un adeguato approfondimento nei prossimi tavoli di lavoro.

 

 

Jesse Marsh

Jesse Marsh05/08/2013 - 13:20

Carlo, anche se i DAT sono stati finora forse un minor successo di quanto sperato, penso che Fabio ha ragione di considerarli una risorsa nella quale si è investito tanto e sarebbero (alcuni perlomeno) da valorizzare. Io personalmente penso che il motivo di ritardi, di inceppi amministrativi, ecc. sono anche dovuto al fatto che queste creature della programmazione esistono come oggetti astratti, con poca relazione al territorio, isolati dalla comunità e dai cittadini che li stanno in fondo finanziando. Penso che la ricerca possa funzionare meglio se è collegata al territorio, se interagisce con la comunità, se trae spunto mondo reale e le necessità concrete di chi ci abita. Infine, penso che solo così ci si riesce ad innescare rapporti di rete nazionali ed internazionali singificativi, perché a) solo facendo rete locale si impara a fare rete a scale superiori e b) per portare valore aggiunto in una rete bisogna avere qualcosa da offrire, e il rapporto con il territorio rende qual qualcosa unica. Questo penso è più o meno quello che stava dicendo Fabio, forse in modo meno spinto...

saluti

Fabio Montagnino

Fabio Montagnino27/07/2013 - 18:16

Penso che nella riflessione in corso sulla nuova SRI sia molto importante seguire l'evoluzione della negoziazione sul nuovo FP europeo. Dal modello che sta emergendo si potrebbero trarre interessanti indicazioni sulle modalità di finanziamento dei progetti, sul ruolo dei soggetti intermedi e sul raccordo con gli interventi strutturali

Lo scorso 25 giugno è stato infatti raggiunto un accordo in prima lettura tra il Parlamento europeo ed il Consiglio UE sul pacchetto Horizon 2020. L’accordo dovrà essere validato rispettivamente dalla commissione ITRE del PE e dal COREPER in seno al Consiglio per poi essere sottoposto ad approvazione finale da parte del Parlamento in seduta plenaria, presumibilmente nel mese di ottobre. 

In base all’accordo raggiunto sul quadro finanziario pluriennale 2013/2020 lo scorso 28 giugno, la dotazione finanziaria di Horizon ammonterà a 70.2 miliardi di € (prezzi correnti 2011), incluse le risorse destinate a EURATOM 

Molte delle istanze avanzate dal mondo delle imprese sono state accolte, in particolare: il modello di rimborso dei cost ;  la quota maggiore di bilancio destinata alle PMI (20%) e strumenti più semplici per la partecipazione; ammissione delle associazioni non riconosciute tra i soggetti eleggibili.  Interessanti anche le misure dirette a facilitare l'ampliamento della partecipazione.

Allego una fatta circolare dagli uffici di Bruxelles di Confidustria in cui si riepilogano i fatti essenziali. Potrebbe essere utile, se lo ritenete, far circolare i draft dei programmi di lavoro.

 

Jesse Marsh

Jesse Marsh28/07/2013 - 09:27 (aggiornato 28/07/2013 - 09:27)

Caro Fabio,

Grazie per questo documento che è una utile sintesi dello stato di sviluppo di Horizon 2020 (del quale, se non erro, verrano lanciati i primi bandi già a fine 2013). Qualche commento.

- Penso che sia molto importante la formulazione del 38% della ricerca come "societal challenges". Dirai che è un giramento di frittata del programma precedente ma non è del tutto così, c'è davvero una enfasi ancora più forte nel ruolo della domanda sociale nel definire i temi della ricerca e, nella sua formulazione "societal" pone la cosa pubblica come interprete principale di questo fabbisogno. Basta guardare gli ambiti - salute, ambiente, trasporti - per vedere quanto i nuovi mercati siano nella sfera pubblica. Questo dovrebbe farci riflettere molto sulla relazione tra strumenti come Pre-Commercial Procurement (PCP) e la loro valenza strategica. Inoltre, questo è l'esatto contrario dell'impostazione del MIUR, che pone l'enfasi sulle "sfide industriali" come se la grande industria fosse capace di captare ed interpretare i fabbisogni sociali. Ciò emerge anche da come Horizon 2020 comprende diversi ambiti di ricerca sopratutto nelle scienze sociali (il vecchio SSH) che per qualche motivo il MIUR non considera affatto per le Strategie di specializzazione intelligente.

- Per quanto riguardano gli aspetti finanziari degli strumenti temo (ma Osvaldo lo può confermare) che per noi il regolamento del FESR impone le regole di base e dubito abbiano lo stesso livello di flessibilità. Però possiamo lo stesso guardare con interesse alle innovazioni procedurali introdotte in Horizon 2020: bandi aperti "fast track", sperimentazione pilota di nuove procedure, ecc.

- Per quanto riguarda la sinergia tra i Programmi Quadri ed i Fondi di Coesione, questo nuovo interesse si è svegliato in modo particolare da quando Landabaso ha fatto notare che nei SRI del periodo 2006-2013 si spendeva di più che per il Programma Quadro e CIP messi insieme :-). Nella realtà ogni tentativo che coordinamento tra DG e mondi diversi dall'alto non ha mai avuto grande successo (ti ricordi il RISI degli anni '90?). Il complemento del finanziamento può funzionare ma soltanto se la procedura è automatica (come fa il CIPE per la Cooperazione Territoriale) ma ci sono anche altri strumenti forse più leggeri e aperti: che dici di un semplice fondo "twinning" che permette di partecipare a workshop e seminari di progetti di cui non si è partner, o meglio ancora un fondo che permetterebbe ad una organizzazione in Sicilia di diventare partner di un progetto già approvato (ad esempio il pilota n+1) con un budget simile a quello degli altri partner, o anche un punteggio che dà preferenza a progetti che derivano da esperienze di ricerca cooperativa. Qui però bisogna stare attenti a formulare misure che aprono le reti della ricerca Europea a nuovi soggetti e relazioni piuttosto che semplicemente rinforzare la presenza di coloro che sono già dentro il gioco.

Jesse

osvaldo la rosa

osvaldo la rosa27/07/2013 - 22:33 (aggiornato 27/07/2013 - 22:33)

Raccogliamo con molto interesse il suggerimento (e direi che può essere sicuramente utile far circolare i draft dei programmi di lavoro). Come evidenzia anche la nota da lei allegata, la ricerca di un'integrazione tra Horizon 2020 e la politica di coesione nella prospettiva della specializzazione intelligente delle regioni è auspicata anche a livello comunitario e anche il gruppo di lavoro regionale si sta ponendo il problema di come facilitare lo sviluppo di sinergie. L'idea di mutuare meccanismi attuativi in uso nei programmi gestiti a livello comunitario è sicuramente da approfondire e potrebbe essere uno degli argomenti da discutere all'interno di uno dei due laboratori di confronto e proposta che prevediamo di attivare a partire dalla seconda settimana di settembre. Personalmente, leggendo la nota mi viene da dire che la definizione ex-ante di tempi certi (e più ridotti) per il time to grant e il meccanismo dei bandi aperti con finestre plurime nell'arco dello stesso anno rappresentano misure che potrebbero essere utilizzate nell'ambito del sostegno di specifiche iniziative di innovazione tecnologica e/o organizzativa mirate ai settori tradizionali presenti sul territorio che prefigurino potenzialità di sviluppo da una diversificazione tecnologica basata sull'utilizzo di KETs. Questa opzione richiede tuttavia, a mio personale avviso, un'organizzazione amministrativa dedicata e probabilmente uno sforzo preventivo di rafforzamento delle strutture deputate alla gestione dei processi attuativi.

Un'altra opzione di cui stiamo cercando di valutare la fattibilità è quella di cofinanziare per i soggetti siciliani una quota del budget di progetto non coperto dal finanziamento ricevuto da bandi Horizon. Su questo sarebbe interessante capire se ci sono già esperienze in altri contesti.

 

 

osvaldo la rosa

osvaldo la rosa23/07/2013 - 19:24 (aggiornato 23/07/2013 - 19:24)

Salve, sono uno dei componenti del gruppo di lavoro interdipartimentale che la Regione ha costituito ai fini della costruzione della strategia per l'innovazione 2014-2020. Ho letto con interesse la sua osservazione. 

La consapevolezza del fatto che è necessario realizzare un rordino e una razionalizzazione delle iniziative esistenti, promosse ai diversi livelli istituzionali, è non solo molto diffusa all'interno del gruppo di lavoro ma anche riconosciuta ai livelli di governo centrale e regionale (con diversi accenti).

Il punto che lei pone è in effetti molto rilevante in vista della realizzazione della prospettiva di specializzazione intelligente auspicata a livello comunitario (la cosiddetta smart specialisation) e in questo senso stiamo lavorando per individuare indirizzi più incisivi e criteri di definizione delle priorità che consentano una concentrazione degli sforzi di sostegno pubblico all'innovazione chiari, semplici e condivisi. 

In quest'ottica va letto il processo di confronto avviato dalla Regione con i protagonisti dell'innovazione in Sicilia, finora passato da incontri tematici e approfondimenti mirati e che proseguirà a settembre con l'attivazione di altri strumenti (laboratori).

Attraverso il forum su innovatori pa si vuole allargare la partecipazione anche a coloro che, pur non essendo coinvolti con posizioni di resposabilità nella promozione e gestione delle iniziative esistenti sul territorio, possono fornire un contributo attivo e a valore aggiunto in termini di idee e suggerimenti, tratti dall'esperienza diretta di ricercatori, imprenditori e anche "semplici" innovation user. E' il concetto della quadrupla elica, da cui muovono in misura crescente processi di innovazione, non solo tecnologica, di rilevante portata.

Rispetto al tema specifico stiamo valutando diverse opzioni di intervento. Tra queste il ricorso a meccanismi che vincolino l'assegnazione di risorse ai distretti al raggiungimento di risultati misurati periodicamente attraverso indicatori, preliminarmente condivisi da tutti gli attori e altri strumenti in grado di sollecitare una più stretta cooperazione tra distretti tecnologici e distretti produttivi (il cui numero si è nel frattempo ridotto per il mancato rinnovo da parte di alcuni di loro del patto distrettuale).

Su questi punti come su altri il forum ha lo scopo di raccogliere spunti e suggerimenti dall'esterno e in questo senso ci aspettiamo che la comunità degli innovatori siciliani colga l'occasione che viene data loro.

Osvaldo La Rosa

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano23/07/2013 - 09:41 (aggiornato 23/07/2013 - 09:41)

La Sicilia è già sede di 3 Distretti ad alta tecnologia approvati dal MIUR e, recentemente, sono stati approvati altri.

Le tematiche sono: a) Micro Nano Sistemi - b) Agro Bio Pesca - c) Trasporti - d) BioMedicale - e) Beni Culturali - f) Manifatturiero avanzato - g) Ambiente Marico Costiero.

Oltre ai DAT sono presenti ben 7 Laboratori PPP ad alta tecnologia.

Si aggiungono circa 22 Distretti Produttivi riconosciuti dalla Regione Siciliana.

In tali raggruppamenti, esistenti e in costutuzione, partecpiano tutti le Agenzie Nazionali di Ricerca, gli EPR e le Università Regionali, industrie ed altri soggetti istituzionali, ritengo opportuno prendere atto dello stato dell'arte, già, a mio avviso, ridondante, e tentare di rendere operativo quanto già programmato, che potrebbero assumere il ruolo di intermediari della conoscenza, ma anche di soggetti valutatori per le programmazioni economiche, tenuto  conto che coprono quasi l'intera strategia Nazionale delle Tecnologie Priorotarie per l'Innovazione.