Focus tematico: Strumenti Finanziari per l'Innovazione

letto 2374 voltepubblicato il 22/07/2013 - 12:00 nel forum Forum generale, in Strategia Innovazione Sicilia

Con la collaborazione del Parco scientifico e tecnologico di Sicilia, e il supporto di FormezPA, la Regione Siciliana ha organizzato a Catania, il giorno 13 giugno 2013, un focus tematico su “ Gli strumenti finanziari per l'innovazione”. 

La giornata è stata dedicata ad approfondire il tema acquisendo sia il punto di vista degli investitori finanziari, sia quello di start up e di altre imprese innovative che hanno fatto ricorso a strumenti innovativi quali il venture capital. Era, pertanto, organizzata come tavola rotonda in due sessioni consecutive: la prima dedicata ai soggetti beneficiari di finanziamenti e agevolazioni, la seconda dedicata alle esperienze in campo di gestione di strumenti finanziari per l’innovazione.

Nel report in allegato i principali risultati dell'incontro, e le prime riflessioni.

30 commenti

Tiziana Giordano

Tiziana Giordano24/05/2014 - 21:38

Alcune linee di produzione rischiano di chiudere perchè non sono attivi strumenti finanziari che consentono gli investimenti per la riconversione attraverso innovazione reali. Intendendo con tale termine l'innovazione che possa incidere significativamente sul MOL(+20/25%), rispetto al dato senza innovazione e a parità di personale impiegato.

Un fondo di rotazione con fondi pubblici destinato alle facility di pre-seed per  la riconversione dI aziende obsolete potrebbe essere un valido strumento di scouting e supportare fattivamente le idee commercialmente valide.

Da un punto di vista tecnico la facility oltre a riguardare il tutoring per un bp autorevole da presentare ad investitori privati, potrebbe anche riguardare una copertura fideiussoria a garanzia di detto finanziamento. Con possibilità di reintegro del fondo di pre seed con il plusvalore di cessione della quota del fondo di venture al momento del way _ out.

Questo semplice meccanismo dovrebbe consentire di attivare finanza privata con ridotte risorse pubbliche.

Massimiliano Zinna

Massimiliano Zinna14/10/2013 - 23:26 (aggiornato 14/10/2013 - 23:26)

L'Innovazione in Sicilia nel 2020 è inserire l’opportunità di incontro tra domanda ed offerta di tecnologie all’interno delle relazioni informative aziendali. Ciò rappresenta una svolta rispetto alle meno recenti teorie organizzative rivolte all’implementazione esterna delle relazioni di sistema che, abbandonano la vecchia logica delle rigide complessità delle relazioni sistemiche, creano nuove l’opportunità di far crescere un’idea innovativa in un ambiente estremamente fertile ( protrebbe essere quello dei facilitatori). Questa è una tendenza importante che emerge nei paesi europei commercialmente evoluti ed è quella di progettare nuovi formati distributivi con un approccio customer-based. Si tratta di una tendenza emergente e per questo ancora poco diffusa presso i distributori europei. Tuttavia, non mancano gli esperimenti da parte di alcune insegne (soprattutto appartenenti al mercato inglese) che hanno riprogettato il proprio portafoglio, partendo dall’analisi dei dati sul comportamento d’acquisto in risposta al nuovo contesto di mercato. Nei mercati maturi la sfida dell’innovazione non si gioca solo a livello di progettazione di nuovi format ma, sempre di più, diviene strategica l’innovazione continua nelle leve dell’in store marketing. Queste opportunità, insieme all’alta formazione economico-finanziaria e manageriale disponibile attraverso collaborazioni con le maggiori istituzioni di formazione, rendono Innovation Factory l’ambiente ideale per trasformare un sogno nel cassetto in business. Importante che un coach d’impresa accompagna il futuro imprenditore lungo il suo personale percorso di sviluppo, ne condivide le sfide e lo assiste per raggiungere insieme il traguardo finale rappresentato dalla creazione di un’ impresa con forti probabilità di successo. Vantaggi per la proposta di creazione  di mercatini virtuali interni. Tali processi mutano ed enfatizzano il ruolo strategico e operativo di clienti, fornitori, partner aziendali coinvolti ed evidenziano la logica trasversale e tutto ciò:nella creazione dell’offerta (COLLABORATIVE INNOVATION). 

diana cortese

diana cortese10/02/2014 - 12:18 (aggiornato 10/02/2014 - 12:18)

Gentile Massimiliano Zinna,

In occasione dell'apertura della nuova discussione, sul tema del , alla quale la invitiamo a partecipare, vorrei chiederle di illustrarci in che modo l'Amministrazione pubblica potrebbe, a suo avviso, stimolare o sostenere i "mercatini tecnologici" che lei ci propone.

Grazie

 

 

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano31/07/2013 - 15:56

Grazie all'intervento di Stefano, introduco, a mio avviso, un criterio di base.

Su altri forum, ma anche quì, si tende a connotare l'INNOVAZIONE, cindendola in innovazione tecnologica, sociale, etc. cosa sicuraemnte e oggettivamente vera, ma, sempre a mio avviso, parlerei più di CULTURA dell'INNOVAZIONE che di innovazione soggettiva.

L'innovazione, potremmo definirla, come quall'attività a breve/medio termine nella quale, adottando nuovi processi e/o nuovi prodotti, si può ottenere un miglioramento qualitativo - quantitativo - economico della propria attività.

Spesso, per esperienza, l'innovazione parte da un'idea e/o da una necessità, sempre, abbastanza spesso, basta frasferire conoscenza da un settore all'altro per ottenere un'innovazione.

Come dice il Professore Zichichi, la Scienza è la conoscenza delle cose, la tecnologia una semplice ricaduta, io aggiungo che la Scienza e la tecnologia si sostengono a vicenda,  perchè senza l'una, l'altra non ha ragion d'esistere.

Vecchi studi della Bocconi evidenziano il percorso dell'innovazione, in particolare nelle PMI, che una volta intrapresa un'innovazione, conseguentemente vengono altre innovazioni, a me sembra confermare la mia teorida di una cultura dell'innovazione, cioè un modo di pensare ed agire.

C'è altrettando da dire che l'innovazione può anche essere a costo zero.

Infine, su espreinze maturate, l'innovazione è spesso condizionata dalle "mode" - se oggi parliamo di innovare con le nanotecnologie, troviamo molti soggetti in grado di collaborare, se invece volessi innovare la coltivazione di patate, avrei molte più difficoltà, mentre, l'Emilia ci insegna, che innovare la patata può creare un enorme volume d'affari e innescare un meccanismo.

Lo stesso vale nel non confondere l'innovazione con l'invenzione - anche su vecchi processi, anzi più su questi, l'innovazione è fondamentale, anche per ricollocarsi sul mercato, i vecchi orologi meccanici, che sembrerebbero appunto vecchi, hanno un loro mercato che è forse più interessante degli orologi digitali.

Altro esempio: il tondino di ferro per costruzione che è stato totalmente abbandonato, perchè non più remunerativo - ciò ha provocato un'innalzamento dei costi d'edificazione, con danni economici e sociali, solo perchè l'Italia ha deciso che non è più una produzione da fare localmente - c'è da dire che l'Italia, ancor peggio la Sicilia, non ha mai avuto un piano industriale programmato e condiviso, l'esempio è Termini - quando si è, forse, finito il porto di termini, per ridurre i costi di FIAT, la FIAT non c'è più, questo è quallo che abbiamo saputo programmare.

La stessa, mancanza, di cultura l'abbiamo anche dal punto di vista finanziario, le nostre industrie, prevalentemente PMI, sono tutte sottocapitalizzate, ma, sicuramente, gli stessi iprenditori investono in titoli ed in borsa, e questo è un problema di cultura, ma anche di mancanza di condivisione - riprendo la altro messaggio, perchè le finanziarie Regionali sono sempre state a guardare? Nonostante siano piene di liquidità.

Da qualche tempo, in IRFIS-FinSicilia si sta parlando di prestiti partecipativi - cioè si finanziano i soci, fino a 5 volte il capitale sociale, con prestiti finalizzati all'innalzamento del patrimonio netto, cioè si finanziano le persone per sviluppare impresa - tentiamo di contribuire allo sviluppo di tale strumento, magari ulterioremnte assistito dalla prossima programmazione 2020. 

Riappropriamoci di una CULTURA, con la C maiuscola, e mettiamo in campo le risorse.

Ciao a tutti, Carlo 

stefano fricano

stefano fricano31/07/2013 - 13:34 (aggiornato 31/07/2013 - 13:34)

Salve a Tutti,

Desidero complimentarmi per questo spazio di condivisione e confronto che è sicuramente una concreta opportunità per uno scambio di idee e proposte su temi molto importanti e "strategici" per il futuro del nostro territorio.

Ho letto i vari commenti con interesse perchè tutti fondamentali e centrali per una maturazione condivisa delle idee sull'innovazione. 

Vorrei introdurre però un altro spunto di riflessione. 

Spesso parliamo di finanziamento all'innovazione e meno spesso ci si concentra sul finanziamento agli innovatori. Perchè l'innovazione sia veramente uno strumento per la crescita economica e sociale ritengo importante che ci siano figure preparate in grado di utilizzare opportunamente questo strumento. Cercare di valorizzare e promuovere l'innovazione non può non passare attraverso una valorizzazione delle giuste competenze e percorsi formativi di coloro che poi risulteranno essere i principali protagonisti del difficile compito di tradurre la ricerca e le idee in innovazione per le aziende e la società.

La Regione ha tentato in forme poco redditizie in termini di risultati assoluti, attraverso forme di sostegno ai giovani, di supportare la creazione di percorsi di avvicinamento tra università e aziende che coinvolgessero fortemente studenti e ricercatori/dottorandi. Qualcosa è stata fatta ma molto è rimasto inesitato (vedi ).

Ritengo quindi che la prossima programmazione non possa che cercare di ottimizzare le risorse soprattutto su queste opportunità e fortemente concentrare l'attenzione sui giovani che possano promuovere idee, ricerca e innovazione.

Vorrei conoscere l'opinione degli altri membri su questo tema.

Stefano Fricano

Jesse Marsh

Jesse Marsh03/08/2013 - 09:47 (aggiornato 03/08/2013 - 09:47)

Caro Stefano,

Grazie dell'intervento, tocchi un tema dove ci sono molte domande aperte sia sul cosa che sul come. Sul cosa la domanda è quali figure, quali competenze, quali attività? Esiste una figura astratta dell'innovatore (su LinkedIn pare di sì...) o il ruolo è contingente alla situazione? Il ruolo spazia dall'ingegnere gestionale all'animatore territoriale? Penso che incertezze su queste domande frenano le varie iniziative intraprese sinora.

Poi c'è la domanda del come: chi definisce e certifica? Ci vuole una formazione professionale, supporto a stage in loco (ma dove?), promozione di iniziative tipo BarCamp? Qui diventa sopratutto una questione di governance; a chi appartiene la comunità degli innovatori, chi deve decidere per loro?

Con queste domande, non voglio scoraggiare ma anzi sottolineare delle questioni che secondo me vanno affrontate se si vuole dare risposte concrete al tema che sollevi. In generale, c'è un orientamento che secondo me lavora a favore del tuo approccio, che è quello di spostare l'enfasi dalla 'produzione' di innovazione (centri di ricerca che contano brevetti) alla 'domanda' per l'innovazione (con l'uso di strumenti tipo Pre-Commercial Procurement, crowdfunding, ecc.). Forse la risposta alla tua domanda non sta tanto nel finanziare gli innovatori ma piuttosto stimolare il 'mercato' per le loro competenze ed i loro servizi.

Jesse Marsh

stefano fricano

stefano fricano05/08/2013 - 16:47 (aggiornato 05/08/2013 - 16:47)

Caro Jesse,

Apprezzo la tua risposta e vorrei giusto puntualizzare alcuni aspetti. Concordo nel pnsare che fino ad oggi si è cercato di stimolare l'innovazione incoraggiando i centri di ricerca a muover qualche passo in maniera più strutturata sul percorso che porta dalla ricerca scientifica all'innovazione industriale/sociale.

Questo percorso ha avuto la sua evoluzione "naturale", dalla richiesta di produrre innovazione dalla ricerca scientifica sono via via cresciuti in numero i brevetti depositati ma oggi pare che il percorso sia "naturalmente" esaurito. Il numero dei brevetti generati ha un chiaro trend a "S" che chiaramente ci fa capire che la domanda, spinta da strutture gerarchicamente superiori, ha esaurito il suo essere. Oggi quindi serve un cambio di passo perchè si ritorni a crescere, produrre, innovare. 

Ho seguito con interesse le nuove iniziative di  Pre-Commercial Procurement e soprattutto crowdfunding. Non ho una chiara opinione su questi strumenti, sebbene propendo per non considerarli la giusta risposta alla necessita di creare nuova domanda di innovazione. Il percorso avviato all'interno dei centri di ricerca oggi ha completato il primo step, serve passare al successivo. E' mia opinione che questo nuovo step debba oggi focalizzare le risorse in direzione tale da finanziare quei progetti di partnership Centri di Ricerca/PMI in cui tutti investono tempo e risorse con pari somme. Esempio: Dipartimenti e Professori hanno nella loro disponibilità fondi di ricerca da varie fonti; se impiegassero tali fondi e tempo in ricerca su progetti chiari e innovativi in collaborazione con PMI che vogliano, a loro volta, investire in ricerca e innovazione, si potrebbe pensare di sostenerli economicamente attraverso fondi europei in misura pari allo sforzo economico sostenuto dalle parti.....come dire sostenere solo quello in cui veramente si crede e si è i primi ad investire. Per tornare al mio post di prima, chiaramente questo tipo di percorso penalizzerebbe in teoria proprio i giovani "precari" che non avendo fondi propri hanno necessariamente bisogno di forme diverse per partecipare ma che in pratica potrebbero trovarsi proprio sottoforma di borse di studio sullo stile di quanto (ad oggi solo) proposto nella Misura 3 da prevedere in affiancamento ai singoli progetti.

 

Che ne pensi? Che ne pensate?

Cristiano Longo

Cristiano Longo10/02/2014 - 14:21

Io che appartengo al mondo delle Piccole e Medie Imprese posso dirvi che difficilmente una PMI ha gli strumenti, la visione e le aspettative di vita per supportare affondo (ma nemmeno comprendere) una operazione di trasferimento tecnologico di risultati sviluppati in ambito accademico. Lo hanno invece fatto e ancora lo fanno i grandi gruppi industriali, da Telecom ad Edison ad Ericsonn. Una alternativa è il modello delle "Startup Accademiche" realizzato nella Sylicon Valley, nel quale sono i ricercatori stessi a creare delle aziende al solo fine di concretizzare i risultati della propria ricerca. Vedo degli ostacoli anche in questo, ma devo dire che qualcosa in Italia si sta muovendo in questa direzione.

Jesse Marsh

Jesse Marsh28/07/2013 - 11:48 (aggiornato 28/07/2013 - 11:48)
Guido Spoto

Guido Spoto28/07/2013 - 12:15

Grazie Jesse,

io partirei proprio dall'ultima parte dell'articolo:

«Sbagliato limitare l’equity-crowdfunding alle sole start up innovative, [...] un settore troppo piccolo per un modello utilizzabile in moltissimi ambiti, dal turismo all’agricoltura. Il rischio è di associare il crowdfunding alle sole start up, dimenticando le applicazioni sociali e culturali».

L'AD di Eppela (una delle prime piattaforme italiane di crowdfundig, ndr): «Un sistema che si poneva come alternativo alle banche, alla fine si rivolge sempre a loro [...]. Un difetto di bancocentrismo: toccherà a noi aiutarle ad aumentare la flessibilità».

Mi sembrano ottimi spunti di riflessione...

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano28/07/2013 - 10:06

Caro Jesse,

non mi sarò espresso bene e sono stato frainteso.

Se si vanno a sfogliare i progetti approvati nella scorsa progrannazione, a me sembra evidente uno scollamento tra le proposte industriali e le necessità della PA, mi permetto dire che molti sono fine a se stessi; ciò anche perchè non c'è un link tra Pubblico e Privato che, spesso, si vedono conflittualmente e non collaborano ad un fine comune.

Se, invece, si conoscessero meglio le necessità del Pubblico e il privato tenta di trovare le soluzioni, oltre che a far crescere il proponente, si risolverebbero anche i problemi del Pubblico.

Nell'Associazione industriale di mio riferimento abbiamo avviato il cosiddetto "COLLABORATORIO" cioè un laboratorio d'idee condiviso incui si collabora per ottenere un fine condiviso, una strada che potrebbe portare a dei risultati, se c'è voglia di condividere, ma, da soli, piccoli e neri, insediato in questa isola, è molto difficile.

Riferendomi, in particolare, al mondo della Salute dell'Uomo, di necessità e di cose da fare ce ne sarebbero tante, svilupare progetti condivisi dove anche i prototipi possano essere usati dal Pubblico, darebbe sbocco immediato all'innovazione con un obiettivo condiviso e di comune interesse.

Trattandosi di problemi che, spesso, possono essere affrontati solo in modo complesso, ecco la necessità di una Rete d'imPrese che possa contenere esperienze tali da garantire know-how su tecnologie abilitanti, in grado di essere risolutive.

Parlando di strumenti finanziari, la RdI credo possa offrire maggiori garanzie, partendo dal presupposto che la maggioranza, ma non la totalità, è gente seria ed onesta, così come testimonia la Corte dei Conti.

Spero di essere stato più chiaro, saluti, Carlo   

Jesse Marsh

Jesse Marsh28/07/2013 - 18:10 (aggiornato 28/07/2013 - 18:10)

Caro Carlo,

Scusami tu se ho travisato le tue intenzioni, anzi questo Collaboratorio sembra molto interessante. Perché non lo inserici nella mappatura di iniziative di innovazione sociale che abbiamo avviato (vengo dall'altro Forum :-), mi sembra un'idea vicino al Living Lab in quanto un partenariato per l'innovazione. Il link è 

Saluti, Jesse

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano28/07/2013 - 09:08

Altro tema, a mio avviso, interessante, anche in relazione alla precedente programmazione, può essere una solidarietà di Rete d'Impresa, anche per garantire l'accesso ai fondi ed ai finanziamenti, delle PMI, magari non ripercorrendo l'errore d'imporre un partenariato misto PPP, ma dove il privato deve garantire il pubblico (questo sta succedendo nelle varie azioni dell'asse 4).

Riconoscere il soggetto Rete d'Impresa nell'ambito delle SRI potrebbe essere una forma solidale che può ulteriormente attrarre altri strumenti, tutti quelli fin quì citati, offerndo un rating di rete e non la singola impresa.

Di fatto tale criteruio dovrebbe essere in atto, ma è scarsamente utilizzato sia da perte delle imprese, che dalel istituzioni, pubbliche e private, mentre potrebbe essere una formula vincente offrendo garanzie solidali, ma mantenendo separati i soggetti che, solo se ne hanno voglia, possono fondersi, incorporasi, etc.

LO stesso Crowfunding potrebbe trovare maggiore applicazione, offrendo una garanzia più ampia e condivisa. 

Jesse Marsh

Jesse Marsh28/07/2013 - 09:36

Caro Carlo,

Sono d'accordo per la promozione di reti d'impresa ma direi con una impostazione più ecosistemica. Alcune esperienze precedenti sono state modellate sull'idea del distretto industriale, della catena di valore, della filiera, con una logica un poco rigida che inchioda le aziende in ruoli specifici. Il modello del consorzio per progetti di collaborazione UE poneva l'enfasi invece su a) la natura temporanea della collaborazione b) la natura orientata ad un'obiettivo specifico della rete e c) l'apertura della rete a diversi soggetti.

Infatti sono d'accordo che il pubblico deve chiarire il proprio ruolo nelle reti di ricerca, ma non sono d'accordo che sia molto efficente fungere da "garante": garante di che cosa, sulla base di quali scelte, nei confronti di chi e in rappresentanza di chi? Queste sono domande che sopratutto possono rallentare l'azione della cosa pubblica perché lo carica di responsabilità di scelta e appunto di garanzia. Invece il pubblico può utilmente fungere da "portavoce" del territorio e dei suoi cittadini in quanto utenti finali dei risulati della ricerca, può esso stesso rappresentare la domanda (per servizi pubblici, vedi il PCP), partecipando quindi "alla pari" con un ruolo specifico ma in una ottica di co-progettazione.

In ogni caso, una questione centrale per una qualsiasi rete, sopratutto se deve essere destinatario di soldi pubblici, è la questione della sua governance, la trasparenza del suo operato, la sua capcità di rappresentare gli interessi in gioco. Questo è una sfida davvero difficile.

un saluto

Jesse

Guido Spoto

Guido Spoto27/07/2013 - 19:07 (aggiornato 27/07/2013 - 19:07)

Nel corso del forum “Gli strumenti finanziari per l'innovazione”, tenutosi presso il PSTS lo scorso 13 giugno 2013, sono emersi i temi del "crowdfunfing" e del "crowdsourcing"; temi però trattati (per oggettiva mancanza di tempo) in modo tanto fugace da non essere neppure citati nel report della giornata.
Anche nell'ottica della recentissima approvazione del regolamento Consob sul crowdfunding, grazie al quale, per una volta, l'Italia si dimostra all'avanguardia su temi di estrema attualità, chiedo al gruppo di lavoro se nella nuova strategia l'argomento sia stato o sarà preso in considerazione.
Ritengo infatti che la stagnazione del credito bancario (che qualcuno oramai ritiene consolidata e cronicizzata) e la riduzione dei fondi pubblici da destinarsi a ricerca e innovazione possano essere utilmente bilanciate dall'avvento di tali innovativi meccanismi, che tra l'altro hanno il vantaggio intrinseco di coinvolgere e responsabilizzare la collettività (intesa come un insieme di micro-investitori) verso le iniziative più meritevoli.
A mio parere anche la Regione Sicilia, con l'importante e "settennale" strumento della SRI, ha il dovere di attivare e/o incentivare l'utilizzo del crowdfunfing e del crowdsourcing; fughiamo il timore che sia "troppo presto" per tali innovativi strumenti finanziari!

Grazie,
Guido Spoto

Jesse Marsh

Jesse Marsh28/07/2013 - 10:08 (aggiornato 28/07/2013 - 10:08)

Caro Guido,

Grazie per aver sollevato questi due temi che però secondo me sono molto diversi (hanno in comune soltanto il concetto di crowd...).

Per quanto riguard il Crowdfunding, in Italia e in Sicilia siamo appena agli inizi delle esperienze per via del quadro regolamentario molto rigido. In questo contesto, la domanda giusta è "cosa può o deve fare la Regione". Può essere utile in questo contesto (filtrando dal contesto americano), il contributo di Thomas Vass che suggerisce che il Crowdfunding deve essere visto all'intero del ciclo di vita di crescita di una impresa, utile in modo particolare ad alcuni momenti delle fasi iniziali di crescità; se la comunità finanziaria che ha più o meno da guadagnare da questo strumento rispetto ad altri (ad esempio venture capitale) ne è ostile, allora si inceppa il percorso. In tal caso il ruolo della Regione può essere quello di promuovere la collaborazione tra gli operatori finanziari con diversi ruoli per diversi strumenti e con il beneficio per tutti in una ecosistema che genera e fa crescere imprese innovative. Simile come ragionamento è il concetto di "giardinaggio economico" (a differenza di "caccia economica") proposto da Chris Gibbons.

Vass:

Gibbons: 

Nel contesto siciliano, penso sia anche utile guardare a strumenti innovativi di "sopravvivenza economica" di reti innovativi e non soltanto a modelli più o meno Silicon Valley. Ad esempio, ci sono le monete locali e le reti di scambio come il caso di Sicanex presentato al Focus Tematico sull'innovazione sociale (nel relativo Forum c'è il ppt di presentazione).

Il crowdsourcing è invece uno strumento proprio dell'innovazione sociale e può essere particolarmente utile in tre fasi del processo di gestione del programma regionale:

- Il crowdsourcing come identificazione e articolazione di fabbisogni di innovazione, in meccanismi variamente assimilabili alle "Challenges" (sfide). Ne sono esempi il recente progetto EU Periphèria () oppure il più famoso OpenIdeo ().

- Il crowdsourcing come facente parte del processo di aggiudicazione (come già suggerito da Tito Bianchi del MISE/UVAL in un convegno su Living Labs a Palermo nel 2009); ossia l'uso di piattaforme sociali come Facebook per identificare le proposte meritevoli di finanziamento.

- Il crowdsourcing come strumento di monitoraggio e valutazione; qui si tratta dell'uso di Web 2.0 più che di crowdsourcing vero e proprio, ma presuppone una certa trasparenza nella gestione di un progetto di ricerca e sviluppo e la partecipazione di un'ampia platea di persone (secondo un modello di Open Innovation o anche Living Lab) al percorso di co-progettazione e valutazione della qualità dei risultati.

un salut0

Jesse Marsh

Giuseppe Polizzano

Giuseppe Polizzano27/07/2013 - 19:31 (aggiornato 27/07/2013 - 19:31)

Concordo con l'intervento precedente ... sicuramente l'integrazione delle fonti di finanziamento è un tema molto importante nell'ambito della strategia per l'innovazione sia in relazione ai volumi limitati che comunque la finanza pubblica può mobilitare sia in relazione al ruolo specifico ed alle competenze specifiche che gli operatori finanziari possiedono. In relazione al tema del crowdfinancing nello specifico sarebbe interessante approfondire con quali modaità e quale valore aggiunto possa apportare ad un quadro strategico quale quello della RIS. 

Ha conoscenza specifica di altri contesti in cui questo strumento/opzione è stata prevista? Sarebbe molto utile per vedere le modalità con cui è stato integrato..

Peppe

 

Guido Spoto

Guido Spoto28/07/2013 - 00:02

Non sono a conoscenza di contesti simili in cui tali strumenti sono stati già previsti, pur ricordando di aver letto da qualche parte che in Piemonte qualcosa si stava muovendo... ma la Sicilia potrebbe fare da apripista!
Mi vengono in mente meccanismi attraverso cui la Regione si possa fare carico di selezionare iniziative meritevoli (per esempio nuovi spin-off per l'attuazione dei risultati della ricerca o progetti di finanza per l'innovazione sociale), verso le quali garantire il capitale investito dai crowdfunder....

Giuseppe Polizzano

Giuseppe Polizzano28/07/2013 - 07:57 (aggiornato 28/07/2013 - 07:57)

Forse una idea potrebbe essere quella di sposare l'idea alla base del crowdfunding non solo in relazione alla messsa a disposizione delle risorse finanziarie ma anche in relazione al ruolo che il crowd svolge nella "valutazione" delle idee. MI spiego meglio. In generale nel crowdfunding è il crowd, la folla, che garantisce il funding (generalmente attraverso piccoli apporti). La valutazione della meritevolezza dell'intervento è quindi effettuata dai singoli piccoli investitori che decidono di supportare le iniziative o meno, seppur in assenza di una restituzione di quanto investito. Un'idea potrebbe essere quindi quella di "aprire" la valutazione della meritevolezza delle iniziative (necessariamente di piccolo importo) proposte alla platea della popolazione generalmente intesa (o a un suo campione rappresentativo), attraverso meccanismi e modalità da studiare .... eventualmente anche in maniera coordinata con meccanismi di crowdfunding classici    

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano26/07/2013 - 19:13

Vorrei aggiungere un'altro tema fondamentale, che funziona in altre Regioni, ma in Sicilia meno;

mi  riferisco alle finanziarie regionali quali IRFIS-FinSicilia, IRCAC, CRIAS, ed agenzie per  lo sviluppo - Sviluppo Italia Sicilia, InvestiaCatania, e forse altre.

Che le teniamo a fare se non per essere soggetti attivi tra gli strumenti finanziari per l'innovazione?

ciao a tutti, Carlo  

Tullio  Pagano

Tullio Pagano26/07/2013 - 14:50

Una proposta di direttrice per un tema complesso.

Per fare innovazione occorre che ciascuno eserciti il proprio ruolo.

La pubblica amministrazione (regionale, locale) dovrebbe (principio di sussidiarietà) garantire le condizioni affinchè il privato (cittadino, impresa) fiorisca.

Ciò può significare fare meno, fare umilmente un passo indietro.

Per esempio, snellire e garantire i tempi di una procedura, piuttosto che promettere un contributo. Oppure allineare le condizioni di logistica fisica e digitale agli standard europei e globali.

Le banche facciano le banche. Così come i fondi di investimento (venture, business angels).

In Sicilia, sembrerà banale ma talvolta lo dimentichiamo, tutto si complica perchè ci troviamo in un'isola in mezzo al mare.

La collaborazione, lo scambio, la relazione comportano - malgrado il web - un supplemento di sforzo per, almeno, stare al passo col mondo.

Pertanto qui, il grado di innovazione è funzione dell’intensità e della qualità di networking che riusciamo a realizzare in ambito nazionale e internazionale. Nel campo della formazione, della ricerca, delle attività produttive, della cultura, della politica ….

Una strategia per l’innovazione per la Sicilia al 2020 comporta uno sguardo ampio.

Meglio focalizzare e lavorare su pochi meta-obiettivi veramente cruciali, piuttosto che presumere obiettivi specifici, oggettivamente imprevedibili e comunque limitanti.

Una sfida importante.

Buon lavoro!

Tullio

diana cortese

diana cortese06/09/2013 - 13:56

Salve Tullio!

Nella sua interessante riflessione ci sono tutti gli elementi per partecipare al concorso di idee sull'Innovazione in Sicilia.

Speriamo di ricevere il suo contributo.

 

Saluti

Fulvio Miraglia

Fulvio Miraglia26/07/2013 - 09:46 (aggiornato 26/07/2013 - 09:46)

Buongiorno a Tutti,

mi permetto di segnalarvi anche questo link , dove è possibile scaricare la Final Guide del Progetto EU Progreast, coordinato da una mia collega, e finalizzato allo scambio di pratiche europee sul Precommercial procrement.

saluti

Fulvio Miraglia

Innova S.p.A.
Technology Transfer and Valorisation

Regional Unit - Sicilia
Via La Cittadella, 1
93100 Caltanissetta - Italy
Tel: +39 320 211 58 37


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osvaldo la rosa

osvaldo la rosa26/07/2013 - 17:07

La ringraziamo molto. Mi sembra che il forum funzioni!!...è bastato segnalare la nostra carenza di riferimenti sul pcp e in poche ore sono arrivate due segnalazioni mirate (la sua e quella di Marsh) che ci saranno molto utili...Qualche giorno di tempo per analizzare il contenuto dei documenti e proveremo a isolare alcuni punti fermi che a nostro avviso dovrebbero caratterizzare un intervento regionale sul pcp (se avete intanto delle proposte in merito inseritele)..Continuiamo cosi!

A presto

Osvaldo La Rosa

(componente del gruppo di lavoro interdipartimentale costituito dalla Regione per la costruzione della RIS3)

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano25/07/2013 - 18:59

Sono disponibile a partecipare ai prossimi workshop sul tema, quando verranno organizzati.

Cordialità, Carlo Campisano

Carlo Gianluigi Campisano

Carlo Gianluigi Campisano25/07/2013 - 18:57

Nell'ambito delle SRI, ed in particolare sugli strumenti finanziari, sarebbe opportuno che oltre ai tradizionali soggetti specializzati, si possa introdurre la stretegia del contratti pre-commerciali che, oltre ad essere un'opportunità di sviluppo, avviano un processo di stretta collaborazione tra Pubblico e Privato, che può solo essere utile.

Di esigenze Pubbliche e del Pubblico ce ne sono tante, tale tipologia d'azione farebbe sviluppare le PMI locali e farebbe crescere l'efficenza del Pubblico, coinugando una formula vincente, anche con una possibile riduzione della spesa.

Propongo, e ritengo opportuno, che le SRI dedichino attenzione a tale tematica, in particolare legata non solo alle singole industrie e PMI, ma ai Distretti ed alle altre forme orgoanizzate, creando una rete di Seeker & Provider dell'innovazione.

Allego un documento della CE sul tema.

Carlo Campisano 

Allegato: 
osvaldo la rosa

osvaldo la rosa25/07/2013 - 22:39 (aggiornato 25/07/2013 - 22:39)

Salve Carlo,

a proposito del suo suggerimento...

L'attivazione di una linea di intervento sui contratti pre-commerciali è tra le opzioni che il gruppo di lavoro impegnato nel processo di definzione della strategia sta valutando concretamente, come modalità di attuazione mirata ad attivare una domanda di innovazione latente collegata a fabbisogni insoddisfatti della PA. Le sperimentazioni in atto a livello nazionale, tuttavia, non hanno finora prodotto, sulla base delle conoscenze da noi acquisite, riferimenti sufficientementi solidi su cui impostare un efficiente disegno di questo tipo di interventi a livello regionale. In questo senso un confronto puntuale con soggetti portatori di conoscenze tecniche specifiche potrebbe essere sicuramente valutato dalla Regione e anche questo spazio di discussione può essere utile per raccogliere suggerimenti e informazioni tecniche di ausilio alla migliore definizione dello strumento.

Aggiungo che tra gli strumenti innovativi si sta anche considerando la possibilità di sostenere in maniera indiretta l'attività dei venture capitalist connesse al sostegno delle start up innovative. In questo ambito, più che prevedere la costituzione di uno specifico fondo pubblico di venture capital a livello regionale (opzione che non sembra adeguata alla scala di intervento regionale), ci sembra più fattibile e forse anche più utile l’attivazione di forme di supporto indiretto al loro efficace funzionamento, che potrebbero tradursi nella concessione di agevolazioni in termini di garanzia su parte delle perdite, di un rendimento minimo garantito, del riconoscimento di un rendimento addizionale a fronte di buone performance del fondo o, in casi specifici, predeterminati sulla base di criteri ad hoc, di diretta sottoscrizione di quote dei Fondi esistenti. Su queste opzioni allo studio (ma anche su altre) sarebbe interessante ricevere dei feedback da parte dei partecipanti ai forum. 

Un saluto (anche all'amico Jesse)

Osvaldo La Rosa 

 

Jesse Marsh

Jesse Marsh25/07/2013 - 22:47

Caro Osvaldo,

Per quello che mi ricordo, il lavoro nel gruppo ministeriale si è basato su dei progetti pilota in quattro regioni: Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino e Puglia (dove hanno fatto pure un bando interessante sui Living Lab). Io ho cercato di inserire un'esperienze in Sicilia in questo programma, con l'Ente Parco delle Madonie che ne era interessato nell'ambito di un progetto CIP (poi abbiamo fatto una scheda per il bando MISE/MIUR sul PCP). Vedo di recuperare il rapporto su queste esperienze, lo stavo cercando anche per ricambiare il contributo di Carlo.

un saluto a te

Jesse

Jesse Marsh

Jesse Marsh24/07/2013 - 18:35

Caro Carlo,

Salve sono Jesse Marsh e per conto del Formez sto collaborando alla definizione dells Strategia di specializzazione intelligente sopratutto per quanto riguarda l'innovazione sociale. Anche per altre vie sto seguendo da tempo la questione del Procurement Pre-Commerciale (c'è stato una Exploratory Action con alcuni progetti pilota finanziato da Bruxelles, poi un progetto speciale del MISE DPS che ha prodotto delle linee guida per l'Italia) e sono d'accordo che è uno strumento fondamentale per una politica dell'innovazione guidata dalla domanda. Penso che ne discuteremo nei Workshop previsti per settembre.

a presto

Jesse Marsh

Jesse Marsh

Jesse Marsh26/07/2013 - 09:15 (aggiornato 26/07/2013 - 09:15)

Ecco il materiale promesso, le linee guida sviluppate nel progetto MISE/DPS (il titolo per l'appunto è "Gli appalti pre-commerciali
per il finanziamento dell’innovazione nelle Regioni").

saluti

Jesse